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                  Il futuro appartiene a coloro che sanno credere nella grandezza dei loro sogni.                                   

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Aggiornato 
11/2011
Casella di testo: PSICOLOGIA

Il potere quale falsa immagine di felicità

 

 

 


         La soluzione della propria esistenza portata alla conquista di potere è solo un’ infondato ed illogico pensiero che domina costantemente la vita umana.

         Vi sono molti che pensano che il potere e l’essere indipendenti dagli altri sia l’unica  vera soluzione di tutti i loro problemi.

         In  questa considerazione cadono tutti quelli che non  hanno acquisito una stabilità di equilibro tra l’emozionale e il razionale.

Quelli che sono ossessionati dalla sete di potere, ma anche quelli che il potere lo cercano mascherandosi dietro l’alibi della crescita personale, non hanno che un solo problema di fondo: immaturità infantile.

Già, è proprio così. E’ proprio il bambino sceglie di adottare una soluzione di conquista del potere, e lo fa perché per lui è l’unica soluzione per essere al sicuro. Essere forte ed invulnerabile. Essere invincibile.

In una “zona di potere”, si ha la percezione effimera di essere onnipotenti.

In realtà è proprio in questa condizione che viene repressa tutta la parte emozionale dell’uomo.

L’equilibrio dello stato mentale umano è dato dalla coesistenza di questi due indivisibili elementi. L’emozionale ed il razionale.

L’uomo stretto dalla sola sete di potere, è pieno soltanto di esso. Totalmente. Completamente. Non c’è spazio a niente altro. L’amore, la bontà, l’indulgenza, il perdono vengono considerati soltanto una mera espressione di debolezza e irrisolutezza. Fino al punto di provarne vergogna.

Amore, dolcezza, affetto, ardore, slancio, entusiasmo, tenerezza, amicizia, simpatia sono tutti sentimenti alieni. Non gli appartengono.

Non è possibile prevedere come questo può accadere, non è possibile conoscere come comincia la sete di potere.

E’ possibile invece allenarsi a mantenere in equilibrio il rapporto tra razionalità ed emozionalità. Tuttavia ci sono “allarmi” che segnalano il pericolo. La persona che ha un forte bisogno di potere compete fortemente con qualsiasi altra persona per affermarsi, per essere il migliore.

Ogni forma di unione, ogni forma di partecipazione, ogni forma di fratellanza è vista come pericolo per la sua immagine e per il desiderio di predominio.

Altre volte la volontà ed il desiderio di potere si insinua mimetizzandosi  e miscelandosi assumendo una forma vaga e non ben definita ma predomina sempre il senso di inflessibilità, di fermezza autoritaria che si contrappone fortemente alla persona che è sottomessa.

Protendersi verso il potere alimenta il senso del proprio sé. Del proprio io.

Qui nasce il sentimento edonistico, qui nasce il senso della giungla in cui non c'è spazio per la solidarietà sociale, la partecipazione collettiva … la FRATELLANZA.

La competizione, economica e quindi sociale, emerge senza esclusione di  colpi, senza indugio alcuno sul criterio di “mors tua vita mea”. Costi quel che costi.

L’umanità è persa.

 

 Luigi Grosso