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Aggiornato 
02/2009
Casella di testo: PSICOLOGIA

Il silenzio è d'oro, è quello che disse un paziente “ossessivo” dello psicoanalista ungherese  Sandor Ferenczi (1873-1933).

Fu proprio questo paziente che spinse lo psicanalista a sostenere il suo pensiero nella relazione tra  “'identità simbolica dell'oro e delle feci". Evidentemente soggetto tipicamente laconico tanto da  lesinare le parole così come lesina l'oro e le feci, soltanto in casi di eccezionalità prodigo di parole. Per lui il silenzio è d'oro nella misura in cui "non parlare significa in se e per sé un risparmio".

L’esperienza di tale eloquente ed incantevole “stato di ricezione” non ha paragoni.

 

Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare. Nell’ordine, il momento per tacere deve sempre venire prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente. In realtà è bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio” – ecco quanto diceva l’abate Joseph Antoine Toussaint Dinouart nel 1771 nel suo trattato: “ARTE DI TACERE”.

 

Quanto può essere vero oggi constatare il valore del silenzio dalle manifestazioni continue di fiumi di parole senza senso e di senso inutile delle parole.

Quanto ci è dato poco dalle parole pronunciate, spesso in modo ingannevole, da chi vuole mistificare la realtà. .Scrive Reik, che il silenzio sia venuto prima della parola e che la parola sia sorta dal silenzio come la vita dalla morte.

L’evoluzione dell’uomo ha seguito un cammino che lo ha distolto dalla conoscenza del sapere portandolo alla resistenza dell’essere. Nello sviluppo dell’uomo bisogna tener presente che non vi sono stati solo avanzamenti della cultura e della tecnologia che lo ha portato a migliorare il suo “FISICO COPROREO”, lo stato delle condizioni e dell’ambiente, ma  lo ha spinto inesorabilmente – penso io – verso una perdita di “contatto telepatico” cioè verso la perdita della comunicazione percettiva extrasensoriale. Sto pensando a quanto asserisce una persona che personalmente stimo ed ammiro moltissimo: Sigmund Freud (nella foto).

 

Nei suoi pensieri FREUD ha contemplato la possibilità di comunicazione tra soggetti umani attraverso la telepatia senza l’uso della parola.

 

E' soprattutto nel silenzio che il desiderio (dell'altro) trionfa su noi.

Quando due persone comunicano, sosteneva Ferenczi, lo fanno sempre a due livelli, di cui uno è sempre silenzioso.

Quello che gli psicologi pragmatisti avrebbero chiamato livello meta comunicativo, lo psicoanalista ungherese aveva già individuato sotto il nome di "dialogo rilassato".

Il silenzio è un dialogo rilassato, dunque. L'altro livello, linguistico, viene inteso da Ferenczi come "comunicazione attenta".

 

La sperimentazione condotta da Ferenczi nel campo della trasmissione del pensiero è una pagina molto significativa della psicoanalisi i cui esiti si trovano soprattutto esplicitati nell'epistolario con Freud, nelle annotazioni del 1930-32 e nel "Diario Clinico", con riferimento particolare alla paziente regina Elizabeth Severn.

Secondo Reik, la psicoanalisi mostra, sia il potere della parola, sia il potere del silenzio.

 

Reik chiama "il potere attivo del silenzio".

Tale potere è attivo nella misura in cui elicita un vasto ventaglio di risposte da parte dal paziente. Il quale, dal momento in cui scopre il silenzio dell'analista, cerca di infrangerlo comunicandogli quello che egli ritiene l'analista voglia sentire.

 

E' chiaro, scrive Reik, che il silenzio sia venuto prima della parola e che la parola sia sorta dal silenzio come la vita dalla morte.

Nella prospettiva d'una psicostoria del silenzio è interessante la considerazione svolta da Etchegoyen ne “I fondamenti della tecnica psicoanalitica”, testo, sia detto per inciso, nel quale non figura un capitolo specificamente dedicato alla questione del silenzio.

 

Nel mondo moderno, la loquacità è diventata un alienazione strisciante che prende senza rendersene conto. Il rito del banale, l’apologia dell’effimero non mostrano di avere confini. E’ come se fossimo drogati dall’incalzante fiume di parole che obnubilano la nostra mente … con l’intento di non farci più PENSARE!!!!

Dr. Luigi Grosso