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Come Presidente dell’associazione, Insalux, sento di esprimere unariflessione che ci chiama in causa profondamente: la scelta delle indimenticabili gemelle Kessler, Alice ed Ellen, di lasciare questa vita attraverso il suicidio assistito.

È una notizia che ha scosso le coscienze, sollevando un dibattito complesso e intimo sul diritto all’autodeterminazione, sulla dignità e sul significato stesso del vivere e dell’invecchiare.

Per questo il caso di Alice ed Ellen Kessler – due donne di 88 anni che hanno firmato per il suicidio assistito in Svizzera perché “non vogliono diventare un peso” “non vogliono soffrire” non ci lascia indifferenti. 

Ci ferisce… Profondamente.

Riconosciamo la loro sofferenza con rispetto assoluto.

Hanno paura di dipendere, di perdere lucidità, di spegnersi lentamente in un pezzo alla volta.

È una paura reale, legittima, umana.

Nessuno di noi ha il diritto di giudicare il loro dolore dall’esterno. Ma proprio perché rispettiamo il loro dolore, non possiamo accettare la loro soluzione.

Accettarla significherebbe dichiarare sconfitta il nostro intero concetto di salute.

Significherebbe ammettere che, arrivati a una certa età o a una certa fragilità, la società non ha più nulla da offrire se non una morte programmata.

E questo è inaccettabile.

Le gemelle Kessler non stanno scegliendo la morte perché la desiderano.

La stanno scegliendo perché si sentono già morte dentro al pensiero di ciò che le aspetta qui.

Perché nessuno ha garantito loro che la vecchiaia potrà essere dignitosa.

Perché nessuno ha investito abbastanza in cure palliative di eccellenza, in assistenza domiciliare vera, in supporto psicologico specializzato per chi accompagna chi non vuole più vivere perché si sente solo un peso.

Perché la sanità le ha già abbandonate prima ancora che arrivasse la malattia terminale.

Insalux non vuole prolungare la sofferenza.

Insalux vuole eliminarla alla radice.

Vogliamo ospedali geriatrici all’avanguardia, non reparti parcheggio.

Vogliamo psicologi formati specificamente per l’accompagnamento degli anziani, non tre sedute all’anno se va bene.

Vogliamo città senza inquinamento che accelera le demenze.

Vogliamo cibo sano e accessibile che prevenga il diabete e le patologie cardiovascolari invece di curarle quando è troppo tardi.

Vogliamo una cultura che consideri l’anziano una ricchezza, non un costo. Se avessimo tutto questo, Alice ed Ellen Kessler oggi non starebbero organizzando la loro morte.

Starebbero organizzando il prossimo viaggio, semplicemente, il prossimo giorno.

Il suicidio assistito non è una conquista di libertà.

È la certificazione del nostro fallimento collettivo.

Finché una persona di 88 anni, che hafatto ballare e sognare generazioni intere, si sente “un peso”, abbiamo fallito tutti.

Finché la soluzione più umana che sappiamo offrirle è una puntura letale in Svizzera, abbiamo fallito tutti.

Insalux non si arrende.

Non accetterà mai che la morte diventi la terapia quando la società smette di curare la vita.

Alice ed Ellen, vi capiamo.

Ma non possiamo darvi ragione.

Perché darvi ragione significherebbe smettere di lottare per farvi cambiare idea.

E noi lotteremo finché avremo fiato.

Per voi.

Per tutti quelli che verranno dopo di voi.

Per una vecchiaia che non faccia più paura.

Insalux crede nella vita, crede nella dignità della vita.

 Nessuno deve essere costretto a scegliere la morte per non essere un peso.

Luigi Grosso (Presidente Insalux)

www.insalux.it

 

 

 

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